martedì 8 febbraio 2011

La soglia del rifiuto

Ho coniato questa espressione sulla base di “soglia del dolore” (i due concetti dovrebbero essere correlati, per le sensazioni dolorose che il rifiuto causa all’individuo sul piano psicosomatico) per riflettere brevemente sulle modalità di approccio della personalità “narcisista” all’amore. Nel saggio A tu per tu con la paura (Feltrinelli 2010) Thomas Trobe definisce “compensazione” lo stato di costruzione di barriere o corazze (anche fisiche, si pensi al body building o ad altre attività votate alla trasformazione del proprio corpo) al fine di proteggere il proprio Io profondo dalla vergogna che gli è stata inflitta da bambino da un’educazione troppo esigente o punitiva. Gli individui “compensati” hanno perciò, in amore, una soglia del rifiuto molto più bassa della media, in quanto il rifiuto è l’arma più potente contro la barriera narcisistica e perciò mina fortemente la stabilità psichica del soggetto.

Qualche tempo fa mi è capitato di constatare quanto bassa fosse la mia soglia del rifiuto, perché è bastato sentire direttamente dalla voce di una ragazza che “non provava attrazione per me” per scatenare una rabbia che nemmeno io mi aspettavo. Quando si provano sentimenti potenti come questi, essi provengono da regioni della psiche profonde e inconsce che bisogna portare in luce e cercare di comprendere con la ragione. Certamente la paura di non essere accettato così come sono dai miei genitori ha giocato nel corso della mia vita un ruolo fondamentale.


Mi sorprende invece osservare come molte persone riescano a gestire il rifiuto in maniera corretta, dinamica e fluida. Esse hanno una strategia completamente diversa di approccio amoroso, tanto che proverei a suddividere le strategie in due tipi, sulla base del legame che esse hanno con la soglia del rifiuto:


1) strategia del feedback. È basata sul principio azione-reazione. Ogni nostro passo verso l’altro dev’essere seguito da un passo dell’altro nella nostra direzione, il contrario è interpretato come un rifiuto. In questa strategia si prova a sondare la reazione dell’altro alle nostre attenzioni nei suoi confronti cominciando con piccoli gesti o con semplici complimenti, “aspettando” letteralmente di sentire la risposta emotiva dell’altro. È la modalità d’approccio tipica delle persone di bell’aspetto ed abituate ad essere corteggiate, ma anche dei narcisisti in senso loweniano.


2) strategia costruttiva. Costruiamo davanti all’altro una “strada”, un percorso che sia il più allettante da percorrere per arrivare a noi. I nostri sforzi non sono diretti ad ascoltare il feedback dell’altro, ma a renderci desiderabili per l’altro e anche oggettivamente persone migliori. Se mi è concesso un paragone col mondo della natura, la specie di uccello chiamata giardiniere (Ptilonorhynchidae) adotta una strategia costruttiva. Da Wikipedia:

Le doti artistiche degli uccelli giardinieri non hanno rivali nel mondo dei pennuti. I maschi non soltanto costruiscono elaborate strutture adorne di oggetti variopinti: frutti, bacche, funghi, laminette di stagnola e frammenti di plastica, ma a volte giungono a dipingerle con pigmenti naturali applicati per mezzo di uno strumento o «pennello» tenuto col becco.

Capita che l’individuo narcisista si stupisca di vedere come persone da lui ritenute di aspetto sgradevole abbiano come partner compagni affascinanti e ambiti. Ebbene queste persone sono di solito quelle che applicano una strategia costruttiva, che non è disgiunta (non ho timori ad affermarlo) dalla ricchezza e dall’agio sociale. A mio modo di vedere, avere una bella casa e un lavoro gratificante e ben retribuito è come costruire un nido comodo e variopinto per la propria compagna. Quando un “costruttore” fa un complimento a una donna, non si mette subito in ascolto per ricevere la gratificazione narcisistica (un assurdo “anche tu”, da film pop americano) ma sa che si tratta solo del primo passo di un cammino lungo e difficile per conquistare la fiducia, l’interesse e in fine l’amore di una donna.


Purtroppo siamo stati abituati dai mass media ad apprezzare un modello distorto di approccio all’amore. Se ci fate caso, nella stragrande maggioranza dei film o dei telefilm, “magicamente” accade che proprio il protagonista incontri la persona “giusta” e che questa sia proprio la protagonista. Perciò andiamo in giro come anime dannate in cerca di questa persona inesistente, con cui scatti la magia, senza che noi facciamo assolutamente nulla di “costruttivo” affinché scatti. Senza dedicarci a lei in termini di coinvolgimento, attenzione, cura, affetto, sostegno. La nostra soglia del rifiuto è dannatamente bassa, e il minimo segnale negativo ci scoraggia e ci deprime. Ma ci siamo mai chiesti se abbiamo fatto abbastanza per guadagnarci il bene della donna desiderata? Probabilmente no, abbiamo rinunciato, perché forse non era quella giusta, perché quella giusta ci abbraccerebbe e ci direbbe “ti amo” anche se noi rimaniamo immobili come cretini…


Lavoriamo alla nostra soglia del rifiuto, umilmente, per riportarla a un’altezza più ragionevole. Trovare un’altezza ragionevole è difficile, perché spostarla troppo in alto rischia di farci provare molte delusioni, troppo in basso di non farci vivere affatto. Sì, è un compito difficile e delicato.

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