venerdì 13 gennaio 2012

Un piccolo consiglio alle donne

È comunemente noto che alle donne piacciono gli uomini decisi e sicuri di sé. È noto altrettanto comunemente che le donne si lamentano di uomini finti e dal cuore freddo, che le scaricano non appena hanno ottenuto ciò che vogliono. C'è una semplice correlazione tra queste due cose. Quando gli uomini sono innamorati, non sono nè decisi nè sicuri di sé. Sbagliano i modi e le parole, i tempi, si rendono ridicoli e si umiliano. Se un uomo non è ridicolo al vostro cospetto, laciate perdere: non è abbastastanza preso da voi.

mercoledì 7 dicembre 2011

Interpretazioni inconsapevolmente perfette di canzoni

C'è stato un periodo della mia vita in cui ho ascoltato spesso Feist, una cantante che comunque stimo tuttora. Volendo riascoltare 1234, oggi mi sono imbattuto nella cover di questa regazzina. E' la migliore interpretazione possibile della canzone, perché perfettamente in tema col suo senso. Con la sua assenza di senso, con quella insostenibile leggerezza e tragica bellezza che caratterizza l'essere.


Love life!

martedì 27 settembre 2011

In questo momento di riflessione

Notavo come questo posto senza di voi sia notevolmente migliorato.

venerdì 18 marzo 2011

Cato


Si tocca il pacco e si fa rispettare. Ma in fondo è un tenero coccolone? Nessuno lo ha mai accertato.

sabato 12 marzo 2011

Che cos'è l'amore?

L'amore è quella cosa che non rimane sepolta sotto tutti quegli avrei voluto e dovuto e potuto. Quella cosa che non tollera i rimpianti, che ci fa avere tanto rispetto per noi stessi da non dover dire sempre sì, per sottomissione, o sempre no, per orgoglio. L'amore è quella cosa per la quale quando hai 16 anni e vedi quel volto rivolgersi altrove e quella schiena allontanarsi, prometti a te stesso che se mai capiterà di nuovo allora le correrai dietro; quella cosa per cui quando ne hai 19 le corri dietro senza pensarci; quella cosa per cui quando ne hai 22 ti dici: va bene così, guardandola allontanarsi. Quella cosa per la quale quando ne hai 23 hai quella solida convinzione basata sul nulla che ti suggerisce che a te non capiterà mai più. E' quella cosa per cui quando nei hai 24, confessi con orgoglio a te stesso: finalmente posso mettere a frutto ciò che ho imparato. L'amore è quella cosa per cui, dopo pochi mesi dai 24, stai ancora a chiederti che cazzo devi fare perché il tutto non trovi un'indegna sepoltura sotto tutti quegli avrei voluto e dovuto e potuto.

sabato 19 febbraio 2011

Ma io stesso

Ci sono dei luoghi nei quali entriamo in contatto con noi stessi. E non si tratta per forza di luoghi sacri, permeati di spirito. Il mio luogo, ad esempio, si situa all'estremo opposto della spiritualità, e dunque, per quanto insignificante, si tratta di un posto speciale. O almeno si trattava. Sì perché quando ci mettevo piede mi sentivo un'altra persona: o meglio, mi sentivo davvero io, senza il peso di quegli strati di esistenza costruiti l'uno sull'altro quotidianamente. Strati che indubbiamente sono essenziali per poter crescere intellettivamente, di cui non è possibile fare a meno perché, in un certo senso, contribuiscono anch'essi alla speranza di un futuro migliore. Tuttavia, ci sono momenti in cui, per riacquistare la sensazione di noi stessi, occorre liberarsene. Ecco perché quel luogo era importante. Perché per quanto il suo ruolo non fosse molto dissimile da uno spurga-tubi, non potevo assolutamente rinunciarci. Poi ho dovuto farlo. Non l'ho abbandonato, certo. Ho soltanto compiuto determinate scelte, di cui non mi pento affatto, che l'hanno reso un posto come un altro, un posto che come gli altri mi sovraccarica anziché liberarmi. Il problema è che non ho più alcuna valvola di scarico, non più un luogo in cui la mia interiorità che tende con facilità ad aggrovigliarsi possa in qualche modo distendersi. Per questo forse è necessario maturare. Perché indubbiamente ho ottenuto qualcosa di prezioso. E dunque, non deve essere quel luogo, ma io stesso.

martedì 8 febbraio 2011

La soglia del rifiuto

Ho coniato questa espressione sulla base di “soglia del dolore” (i due concetti dovrebbero essere correlati, per le sensazioni dolorose che il rifiuto causa all’individuo sul piano psicosomatico) per riflettere brevemente sulle modalità di approccio della personalità “narcisista” all’amore. Nel saggio A tu per tu con la paura (Feltrinelli 2010) Thomas Trobe definisce “compensazione” lo stato di costruzione di barriere o corazze (anche fisiche, si pensi al body building o ad altre attività votate alla trasformazione del proprio corpo) al fine di proteggere il proprio Io profondo dalla vergogna che gli è stata inflitta da bambino da un’educazione troppo esigente o punitiva. Gli individui “compensati” hanno perciò, in amore, una soglia del rifiuto molto più bassa della media, in quanto il rifiuto è l’arma più potente contro la barriera narcisistica e perciò mina fortemente la stabilità psichica del soggetto.

Qualche tempo fa mi è capitato di constatare quanto bassa fosse la mia soglia del rifiuto, perché è bastato sentire direttamente dalla voce di una ragazza che “non provava attrazione per me” per scatenare una rabbia che nemmeno io mi aspettavo. Quando si provano sentimenti potenti come questi, essi provengono da regioni della psiche profonde e inconsce che bisogna portare in luce e cercare di comprendere con la ragione. Certamente la paura di non essere accettato così come sono dai miei genitori ha giocato nel corso della mia vita un ruolo fondamentale.


Mi sorprende invece osservare come molte persone riescano a gestire il rifiuto in maniera corretta, dinamica e fluida. Esse hanno una strategia completamente diversa di approccio amoroso, tanto che proverei a suddividere le strategie in due tipi, sulla base del legame che esse hanno con la soglia del rifiuto:


1) strategia del feedback. È basata sul principio azione-reazione. Ogni nostro passo verso l’altro dev’essere seguito da un passo dell’altro nella nostra direzione, il contrario è interpretato come un rifiuto. In questa strategia si prova a sondare la reazione dell’altro alle nostre attenzioni nei suoi confronti cominciando con piccoli gesti o con semplici complimenti, “aspettando” letteralmente di sentire la risposta emotiva dell’altro. È la modalità d’approccio tipica delle persone di bell’aspetto ed abituate ad essere corteggiate, ma anche dei narcisisti in senso loweniano.


2) strategia costruttiva. Costruiamo davanti all’altro una “strada”, un percorso che sia il più allettante da percorrere per arrivare a noi. I nostri sforzi non sono diretti ad ascoltare il feedback dell’altro, ma a renderci desiderabili per l’altro e anche oggettivamente persone migliori. Se mi è concesso un paragone col mondo della natura, la specie di uccello chiamata giardiniere (Ptilonorhynchidae) adotta una strategia costruttiva. Da Wikipedia:

Le doti artistiche degli uccelli giardinieri non hanno rivali nel mondo dei pennuti. I maschi non soltanto costruiscono elaborate strutture adorne di oggetti variopinti: frutti, bacche, funghi, laminette di stagnola e frammenti di plastica, ma a volte giungono a dipingerle con pigmenti naturali applicati per mezzo di uno strumento o «pennello» tenuto col becco.

Capita che l’individuo narcisista si stupisca di vedere come persone da lui ritenute di aspetto sgradevole abbiano come partner compagni affascinanti e ambiti. Ebbene queste persone sono di solito quelle che applicano una strategia costruttiva, che non è disgiunta (non ho timori ad affermarlo) dalla ricchezza e dall’agio sociale. A mio modo di vedere, avere una bella casa e un lavoro gratificante e ben retribuito è come costruire un nido comodo e variopinto per la propria compagna. Quando un “costruttore” fa un complimento a una donna, non si mette subito in ascolto per ricevere la gratificazione narcisistica (un assurdo “anche tu”, da film pop americano) ma sa che si tratta solo del primo passo di un cammino lungo e difficile per conquistare la fiducia, l’interesse e in fine l’amore di una donna.


Purtroppo siamo stati abituati dai mass media ad apprezzare un modello distorto di approccio all’amore. Se ci fate caso, nella stragrande maggioranza dei film o dei telefilm, “magicamente” accade che proprio il protagonista incontri la persona “giusta” e che questa sia proprio la protagonista. Perciò andiamo in giro come anime dannate in cerca di questa persona inesistente, con cui scatti la magia, senza che noi facciamo assolutamente nulla di “costruttivo” affinché scatti. Senza dedicarci a lei in termini di coinvolgimento, attenzione, cura, affetto, sostegno. La nostra soglia del rifiuto è dannatamente bassa, e il minimo segnale negativo ci scoraggia e ci deprime. Ma ci siamo mai chiesti se abbiamo fatto abbastanza per guadagnarci il bene della donna desiderata? Probabilmente no, abbiamo rinunciato, perché forse non era quella giusta, perché quella giusta ci abbraccerebbe e ci direbbe “ti amo” anche se noi rimaniamo immobili come cretini…


Lavoriamo alla nostra soglia del rifiuto, umilmente, per riportarla a un’altezza più ragionevole. Trovare un’altezza ragionevole è difficile, perché spostarla troppo in alto rischia di farci provare molte delusioni, troppo in basso di non farci vivere affatto. Sì, è un compito difficile e delicato.

lunedì 6 dicembre 2010

Non tutti i fan vogliono il tuo bene

Alcuni possono nascondere qualche sopresa. E la paura può farsi incubo. Aiutiamo il nostro amico Jack a guardarsi dagli sconosciuti muniti di macchina fotografica...

sabato 4 dicembre 2010

Conventicola

Concetto chiave per capire come vanno le cose in questo paese.

domenica 24 ottobre 2010

mercoledì 13 ottobre 2010

sabato 9 ottobre 2010

Sì, zio.



Commenti tratti dal gruppo di Facebook "Lasciate lo zio di Sarah alla folla", recitati da due robot professionisti.
Le foto sono quelle degli autori dei commenti; testi e immagini non sono stati modificati in alcun modo.

giovedì 23 settembre 2010

E l'abisso guarda te

Consulto medico

Gentile dott. ***,
sono una ragazza di 19 anni e scrivo perchè mi capita da un po' di tempo che di notte in discoteca avverto un malessere generale. I sintomi sono una sensazione di testa pesante, affaticamento, dolori muscolari, fame d'aria e mancanza d'attenzione... non assumo alcool o droghe. A che cosa possono essere dovuti?
La ringrazio molto
Caterina

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Gentile Caterina,

dai sintomi sembrerebbe che lei di notte ha sonno, le consiglio di dormire.

Dott. Giorgio ***

sabato 24 luglio 2010

Not even fear


I walk around a puddle in the street

And head on home
Outside my window there's a cat in heat
Shut up, cat, and leave me alone
There ain't no heat on round here
I don't feel nothing now
Not even fear
Now that end times are here


mercoledì 21 luglio 2010

Perché prima o poi la vita ti zittisce

È un momento delicato. E, per quel che mi riguarda, essere in un momento delicato significa sentire tra la mani qualcosa di prezioso, significa avere qualcosa da perdere. Vista la mia impostazione (o imposizione) caratteriale, ho la sensazione di trovarmi in una situazione tutt’altro che semplice, azzarderei pericolosa. E il motivo è uno soltanto: non arranco nel fondo di quel pozzo oscuro. Non vedo le persone che mi stanno accanto distanti e irraggiungibili, non ritengo che la mediocrità caratterizzi l’essenza del mio essere. Sotto di me osservo il vuoto, poiché ho provato a risalire la china. Ma ho il timore di cadere.

In questi mesi ho cercato di andare avanti tentando di seguire alcuni precetti che ritengo fondamentali: provare, concedermi qualche opportunità di fallire e dopo aver fallito non disperarmi, ma sfruttare l’occasione per poter crescere, andando avanti lungo la mia strada. Tutto ciò per non avere rimpianti, per costruire una buona identità, per fare in modo che se mai fossi inciampato nuovamente su un device ragazza, allora sarei stato una persona migliore di quanto non fossi in passato.

A proposito del passato, tempo fa dialogando con me stesso giunsi alla seguente riflessione:
- Quindi l'ameresti di più, la coccoleresti, la riempiresti di baci ancora più di prima, giusto amico mio?
- Sbagliato. Vivrei di più tutto ciò che mi sta attorno. Vivrei con maggiore intensità il nostro universo, cosicché potrei regalarle un uomo vero. Un uomo forte che possa donarle sicurezza e con cui costruire qualcosa d'importante. E non le farei mancare nulla di ciò che le regalavo prima. Che oggi mi sembra così poco.
Ci sto provando. E considerando come sono partito, qualcosa sono riuscito a costruire. Ora si tratta semplicemente di continuare a salire, ricalibrando la profondità di quel pozzo affinché la situazione in cui mi trovo oggi rappresenti il fondo da cui ripartire. Ricordando che umiltà e incanto fino ad oggi hanno fatto la differenza. Guardando in alto con coraggio, ma stavolta non da solo.

domenica 4 luglio 2010

Dobbiamo essere il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo

Questa frase di Gandhi mi è tornata in mente stamane, mentre una parte di me stava disegnando l’architettura di sistema per un neonato progetto e l’altra, tra i torpori del risveglio, conclamava una fetta di autoanalisi quotidiana. Come lo desideriamo vedere questo mondo? Quanto siamo disposti a plasmarlo nella nostra mente per pretendere di vederlo diverso?

È un problema non da poco, credo. Mettiamo che hai a che fare in continuazione con persone e non ti accorgi di quanto il tuo cervello stia producendo individui diversi. Li produce in un’altra dimensione spazio-temporale , li conduce parallelamente alla realtà e a un certo punto decide di operare la SINTESI, ovvero la sovrapposizione tra gli individui reali e quelli immaginari. Ed ecco che non sono più distinguibili e vi è ormai un solo individuo irreale.

È tipico degli idealisti. I loro personaggi sono così belli perché l’idealista non può sopportare l’idea che la realtà sia mediocre e le persone grottesche. Qualsiasi mondo di qualsiasi idealista è migliore di questo. Oggi per esempio ho fatto un sogno… Eravamo su una specie di palco e si parlava, seduti per terra, delle prove per uno spettacolo. C’era mio fratello e c’era una mia amica di dottorato. Lei era arrivata in ritardo e si era seduta di fianco a me, ma un po’ lontana, così che mio fratello, conoscendo il mio interesse per lei, ha scherzato dicendole “Ehi tu, tieni sempre le distanze…” Lei aveva sorriso e poi, chiamata in disparte dal regista, si era allontanata. Tornata tra noi (ero rimasto solo io e due che parlavano senza far caso al resto) mi si è seduta dietro, cingendomi con le braccia e facendo aderire la sue gambe alle mie. È una posizione che non riesco a descrivere, tale la sua grazia e naturalezza. Questo gesto, nel sogno, mi ha fatto pensare che senza dubbio mi ero innamorato. Era il classico momento in cui pensi che non può esserci nulla di così convincente per amare un’altra persona.


Quando mi sono svegliato, ho pensato a quanta ipocrisia e stupidità mi circonda, quanta mancanza di naturalezza, quanta “alienità”. Magari noi idealisti cerchiamo l’essere umano nei sogni perché le persone non ci sembrano abbastanza umane, hanno una mentalità talmente estranea dalla nostra da farci perdere la speranza di comunicare con loro.


Ma il fatto è proprio questo, tornando a Gandhi. Dobbiamo essere il cambiamento che desideriamo vedere nel mondo. Dobbiamo essere capaci di gesti sinceri, che distruggano tutta questa merda. Magari distruggeranno anche noi, ma ne sarà valsa la pena.


mercoledì 9 giugno 2010

Sto bene

Faccia di chi ha scelto la Perfezione a scapito dell'Amore.

giovedì 13 maggio 2010

"Hai ignorato la richiesta di amicizia"

Mangiare a casa, uscire, vedere un ristorante, entrare, leggere il menù, ma mai mai mai ordinare, perché tu hai già mangiato a casa.