giovedì 9 luglio 2009

La nostra nazione

sabato 27 giugno 2009

La fragilità di quel gigante di fronte a mamma e papà

Il mio primo contatto con la conoscenza lo ricordo bene: fin da subito mi era sembrata come un immenso gigante, la cui energia si sarebbe potuta infiltrare nelle falle del mio animo, sigillando ogni mia debolezza. Ne rimasi affascinato (soggiogato?), attratto, affamato e pensavo sinceramente che nella mia vita essa avrebbe potuto colmare ogni perdita. Immaginavo che aderire totalmente alla conoscenza significasse raggiungere un'inevitabile felicità: poiché le energie spese e il tempo trascorso ad imparare non avrebbero fatto altro che accrescere le mie capacità, rendendomi una persona migliore.

Con alti e bassi, con più o meno volontà, ho cercato di studiare con in mente questo insieme di idee. Oggi, però, basandomi su tale concezione, non sono più in grado di trovare la giusta spinta emotiva per continuare a imparare. Perché la conoscenza intesa in questo senso mi ha portato soltanto a manifestare arroganza, a voler sentirmi superiore agli altri con una motivazione che ritenevo giustificabile. Mi ha portato a provare rabbia nei confronti di un mondo che ritenevo troppo mediocre per meritare di esistere.

Pensare alla conoscenza, all'apprendimento, oggi mi fa sentire soltanto vuoto. Per questo stamattina (ieri), mentre mi trovavo ad un incontro dei giovani del PD con aErico e Gabbo, ascoltando quanto si diceva, la mia mente bacata ha cercato di rivoluzionare i concetti di cui ho raccontato prima. Ed allora ho iniziato a sognare una conoscenza il cui obiettivo principale fosse quello di unire le persone, di aggregare le idee di tutti perché nascesse qualcosa di nuovo, straordinario, unico, ma condiviso da tutti.

Ma il passo più importante, o almeno io lo ritengo tale, è stato quello di provare a riunire all'interno di un'unica sintesi i concetti di conoscenza e amore. Perché se dobbiamo intendere la conoscenza come mezzo per valorizzare e integrare le diversità, ho pensato che l'amore stesso potesse agganciarsi a quest'idea. Perché amare significa trovare quotidianamente il desiderio di volersi incontrare, la voglia di condividere e mettere insieme qualcosa che altrimenti, soltanto grazie ai singoli individui, non potrebbe esistere. Amare significa andare al di là delle diversità di cui io in prima persona sono spaventato; ma per quanto tutto questo sia difficile e faticoso, non posso non crederlo possibile, perché questa magia si ricrea ogni giorno di fronte ai miei occhi, tra persone che non avrebbero mai dovuto incontrarsi.

mercoledì 24 giugno 2009

La paura, di getto, al mio caro amico

Caro amico,

mi capita spesso di riflettere su cosa sia la paura. Probabilmente perché nella mia quotidianità mi accade sovente d'incontrarla, di esserne colpito e di venirne sempre più appesantito. La cosa più strana è che crescendo impari a mascherarla, ad ammansirla ed hai la sensazione di poterla controllare e maneggiare. Ma invece comincia a depositarsi, ti fermenta dentro, attecchisce e ti corrode.

Nei momenti peggiori ti prende alla gola, ti soffoca e il semplice fatto di avere persone accanto ti terrorizza. Hai paura che la tua inettitudine emerga e che divenga materia risibile agli altri, quando invece nella maggior parte dei casi nessuno, giustamente, se ne cura. Da allora inizia un interminabile silenzio, ed in quel momento chi ti sta attorno comincia a provare un fastidioso malessere, inspiegabile in superficie: ma quella tua paura possiede una tale forza che è in grado di respingere ogni cosa.

Vivere nella paura è davvero difficile, amico mio. Perché tutto diventa interminabile ed estenuante. Eppure, ad un certo punto, si sviluppa una sorta di calmante naturale: incertezza, sfiducia e inadeguatezza pongono la paura in un universo di inevitabile accettazione. E da allora si comincia soltanto a sopravvivere, a trascinarsi come zombie da un posto a un altro, senza che nulla abbia più un senso. Osservando impotenti lo scorrere del tempo.

Vedi amico mio, in questi ultimi tempi mi sono sempre più convinto che vivendo si può soltanto crescere. Perché ogni istante passato a vivere è esperienza acquisita, è conoscenza di vita incamerata. Esiste però questa piccola clausola, la paura, che garbatamente può spingerti a regredire, a perdere ciò che ti sei conquistato.

Talvolta, però, ti accorgi di poter sconfiggere la paura quando hai delle persone accanto. Ti accorgi di riuscire ad affrontarla quando hai voglia di esaudire i sogni delle persone che ami. Anche se tutto questo, probabilmente, rappresenta soltanto una pura conseguenza delle tue azioni; la conseguenza di una vita in cui, se non altro, si è provato ad affrontare il mondo a viso aperto da soli, almeno una volta.

P.S. La paura di non essere all'altezza un giorno mi ha aiutato a sopravvivere. Ma per questo ho pagato un prezzo altissimo, perché sono caduto in un fottuto inferno.

martedì 23 giugno 2009

Life = Risk



Vedete amici, siamo seguiti. Cominciano a capirlo anche gli anglofoni.

lunedì 25 maggio 2009

30 maggio, Parco del Valentino, Torino non ha paura


Torino:Sistema Solare è una roba per cui volentieri lavorerei.

sabato 23 maggio 2009

Minchia Puglia!


Quest'uomo qui, va . Quando modellerai per la Pixar magari facci comparire tipo easter egg in qualche fotogramma... Buona strada uomo, te lo meriti.

Appassionata lettrice del MIO blog



sabato 16 maggio 2009

Ministri - Il bel canto

Che cosa stavo aspettando
quando mi è crollato il letto
chiedilo pure a mio figlio
lui viene dopo di tutto
che cosa stavi comprando
quando si è richiuso il cielo
quando hai voluto abbracciarmi
e hai rovesciato il veleno

ed è come se non avessi mai deciso niente...
ed è come se non avessi mai deciso niente...

Che cosa stavo ascoltando
quando è tornato il bel canto
Quando mi hai chiesto Battisti
io da quell'orecchio non sento
Che cosa stiamo aspettando?
Altri diritti del luogo
Tu hai gia venduto le braccia
e sta finendo l'azoto

Hanno dovuto bendarmi perchè vedessi un pò meglio.
Hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio.
Hanno dovuto legarmi perchè godessi più in fretta.
Mi han tolto pure le armi e mi hanno affittato una cuccia.
Hanno dovuto pregarmi perchè continuassi a bere.
Hanno dovuto cullarmi per non farmi vomitare.
Hanno dovuto sudare per prendermi le misure.
Ora mi vestono loro ed io posso tornare a cucire.

ed è come se non avessi mai deciso niente...
ed è come se non avessi mai deciso niente..
ed è come se non avessi mai deciso niente...
ed è come se non avessi mai deciso niente...

Ho aperto troppe finestre
e non so da quale buttarmi
voglio un nemico fidato
voglio guardarlo negli occhi
ci meritiamo le stragi
altro che Alberto Sordi
fatemi uscire di casa
solo per costituirmi

Hanno dovuto bendarmi perchè vedessi un pò meglio.
Hanno dovuto drogarmi per farmi rimaner sveglio.
Hanno dovuto pregarmi perchè continuassi a bere.
Hanno dovuto cullarmi per non farmi vomitare.
Hanno dovuto sudare per prendermi le misure.
Ora mi vestono loro e io posso tornare a cucire.


Raramente mi sono preso così bene per un album italiano degli ultimi dieci anni. Questi meritano, per davvero.

giovedì 7 maggio 2009

Il paese dei capelli bianchi - Epilogo


Apprezzo il chiarimento.

Il paese dei capelli bianchi

Girovagavo senza metà per FB e mi sono trovato sulla pagina delle foto di Raffaele Barberio, direttore del nostro amato Key4Biz. Questa la discussione che ne è seguita.



Mi scuso per la dimensione ma dovevo fare una foto in modo che ci stesse tutto.

martedì 14 aprile 2009

Salutiamo tutti eRico, salutiamo tutti eRico!!

Ciao eRiiiiicooo!!!!

martedì 7 aprile 2009

Ma a me non me ne frega niente?

In onore del RCVDF chiaramente.

mercoledì 25 marzo 2009

Si sappia che nonostante questo io rispetto questa persona



Però faceva troppo ridere...

lunedì 16 marzo 2009

Greco



Attacco personale ad uno dei nostri mentori. Dobbiamo prendere provvedimenti?

domenica 15 marzo 2009

La lumaca

video

sabato 14 marzo 2009

Vai figliolo, rendici orgogliosi.

\o/ qualsiasi cosa voglia dire cosa c'è scritto...

mercoledì 11 marzo 2009

Flying cats


Cazzi volanti, credo significhi...

lunedì 9 marzo 2009

La ragazza ideale del Nero II

video

giovedì 5 marzo 2009

Giusto per essere chiari II

mercoledì 4 marzo 2009

Giusto per essere chiari


giovedì 26 febbraio 2009

Verginità

Era come se la sua intera esistenza, cullata gelosamente in un dolce e angosciante desiderio d'amore, dovesse trovare pace e serenità proprio quella notte. Il cuore le batteva all'impazzata. Seduta al buio sul proprio letto stringeva il cuscino con forza, affondando in esso il suo viso con una tale passione, che il cuscino stesso avrebbe potuto animarsi tanto era il desiderio che la pervadeva. Ogni strato dalla sua anima risuonava come una melodia dolce e suadente, ed a tratti essi pulsavano all'unisono, dando vita a un maestoso concerto interiore.

Eppure, una sottile parte del suo spirito non condivideva quell'esaltazione, quasi ci fosse uno strumento che anziché accompagnare e sostenere quella gioia vibrante, andasse per proprio conto, senza curarsi della confusa ma straripante armonia che lei assecondava con tutta se stessa. Perché lui era lì a pochi passi da lei, con uno sguardo invisibile, imbevuto dell'oscurità della notte, quasi avessero entrambi la stessa misteriosa imperscrutabilità. E quando lui iniziò ad avvicinarsi, lei poteva percepire soltanto il fruscio delle sue mani sulle lenzuola, sempre più vicino ed assordante, come un vento gelido che sgomita tra la fronde, presagendo tempesta.

Ma la sua anima era sempre più turbata: era come se man mano che lui si avvicinasse, si generassero nel concerto del suo cuore suoni sempre più stridenti e fastidiosi, che la frastornavano. Ed il suo torace fu preso da movimenti convulsi, ma ora di un terrore immane. Era quello il momento giusto, o forse era ancora troppo presto? Era come l'aveva sempre sognato, quel momento? E quel suo lui? E mentre veniva rapita da queste sensazioni che sgretolavano le sue certezze sull'amore, ella sentì una mano robusta e fredda che cercava incessantemente il suo seno e, prima che se ne rendesse conto, fu presa in una morsa soffocante. Non riusciva a dibattersi, a urlare, era come se la prigionia di quel corpo avesse incatenato anche la sua mente. Finché d'un tratto, uno squarcio che le penetrò sin dentro la parte più profonda dell'animo, la fece gemere ma di una voce strozzata, la cui forza si disperse nel sogno di quell'amore dilaniato.

Poi più nulla. Lui le si coricò a fianco offrendole nient'altro che una schiena nuda. E lei, mentre lentamente si riaveva, s'accorse che le si era dolcemente addormentato a fianco, come un bimbo che stanco del proprio giocattolo, trova finalmente ristoro in un sonno profondo. D'un tratto desiderò con tutte le forze che le restavano di tornare indietro, di sparire per sempre, poiché divenne consapevole di una verità opprimente. Già, se soltanto lo avesse amato davvero, e non avesse sospinto i propri sogni verso un burrone oscuro e infinito. Verso un ignoto in cui unicamente il sentimento avrebbe potuto rappresentare un lieve lume di speranza, comunque fosse andata.

E allora desiderò che la morte la prendesse in quello stesso istante. Ma ben presto s'accorse di quella vana speranza, e sorrise al proprio delirio.

martedì 24 febbraio 2009

Gocce

lunedì 23 febbraio 2009

Confessioni da promemoria

La ragazza della porta accanto. Un film che si situa a metà tra il sogno americano ed American pie. Ma siccome ognuno di noi deve poter trarre sempre il meglio dalle cose, credo sia giusto soffermarsi sulla cosiddetta tempra morale: all'interno del film tale concetto sta ad indicare la necessità di lottare con tutte le proprie forze per raggiungere i propri obiettivi. Che in questo specifico caso riguardavano l'amore. Il lottare per amore.

Già. Così anche io ho voluto riflettere sulle cose per cui ho lottato davvero. E sarò stato anche condizionato dalla visione di questo che allo stesso tempo è un banale e grottesco film, ma l'amore è l'unica risposta che si accesa nella mia mente. Perché in fondo, quando ne ho avuto l'occasione, per esso mi sono giocato tutto.

Di solito ho bisogno del sostegno e dell'approvazione altrui per portare avanti qualsiasi cosa, mentre quando si è trattato d'amore non mi occorrevano le parole di nessuno. Sapevo ciò che andava fatto, e malgrado avvertissi semplici sensazioni quasi impercettibili, ho lasciato che mi pervadessero completamente. Per amore ho trasformato me stesso, provando a crescere, in modo tale da far emergere ciò che avevo dentro perché fosse, se non altro, visibile.

Oggi i fatti raccontano comunque che le cose non sono andate come dovevano. Raccontano di una solitudine che può ammantarsi delle vesti di un'opportunità, ma che sempre solitudine resta. E oltretutto ci si mette pure la vita che mi chiede di non essere sprecata, ma forse sono io che le sussurro di rallentare per darmi l'occasione di non sprecarla. Tutto questo, però, ancora una volta, diverrà l'impalcatura per poter provare ad amare di nuovo.

Anche se ho la sensazione che non sia ancora il momento. E forse va bene così. Ma vorrei comunque provare a smembrare un paradosso: sperando che l'ergersi di una tale impalcatura, oltre a sostenermi con forza, mi dia ugualmente quella precaria e stupida ingenuità che rende la vita unica. Quel modo di amare che per quanto folle, incomprensibile, irrazionale può essere l'obiettivo. Tralasciando una volta tanto la ricerca della perfezione assoluta che, prima o poi, spero di cedere a qualcun altro.

sabato 21 febbraio 2009

In bocca al lupo

giovedì 19 febbraio 2009

La ragazza ideale del Nero


...e forse anche un po' la mia.